Non vesto altro che ciò che mi piace indossare. Di accessorio porto solo un rosario indiano con cui mi ricordo di respirare, a fondo.

Le canzoni le trovo in giro.

Poi prendo la chitarra, mi faccio un caffè, mi metto sul balcone, e guardando i tetti della periferia di Milano mi suono tutte le storie che ho raccolto, come se rilegassi le pagine di un diario di viaggio.

Il mio ultimo album si chiamava Sipario, perché volevo che fosse l’inizio di un lungo spettacolo catartico da cantare vivendo, o vivere cantando, insomma, atto dopo atto. Se ascolti bene ci senti anche i marinai francesi che brindano ai loro prossimi viaggi, come il marinaio che balla il tip-tap in quel film di Fellini.